Si sa, in Italia fare previsioni è difficile. Quindi invece di domandarmi quale sarà il rapporto tra il prossimo governo e l’Agenda digitale voglio dire cosa ritengo desiderabile dal mio punto di vista.

Francesco Caio ha da poco confermato il termine del suo incarico, Enrico Letta si è appena dimesso e lo statuto dell’agenzia per l’Italia digitale dovrebbe essere pubblicato oggi sulla gazzetta ufficiale.

Per cominciare, il prossimo presidente dovrà nominare un nuovo digital champion, un ruolo non ben compreso in Italia, forse proprio perché è nel nostro paese che sarebbe particolarmente utile. Visto che se ne parla spesso a sproposito, guardiamo al prototipo del digital champion, quello al quale il presidente Barroso si ispirò quando chiese agli stati membri di nominarne uno: Martha Lane-Fox, che si è da poco dimessa dopo tre anni di lavoro. Che cosa le aveva chiesto di fare il governo UK? Leggiamo l’inizio di questa sua lettera al ministro del Cabinet Office britannico Francis Maude.

14th October 2010

Dear Francis Maude, 

You asked me to oversee a strategic review of Directgov [il vecchio portale del cittadino UK] and to report to you by the end of September. I have undertaken this review in the context of my wider remit as UK Digital Champion which includes offering advice on “how efficiencies can best be realised through the online delivery of public services.” This means that I have not reviewed Directgov in isolation but as part of how the government can use the Internet both to communicate and interact better with citizens and to deliver significant efficiency savings from channel shift. This letter sets out my findings and key recommendations. 

Il risultato più appariscente dei tre anni di lavoro di Martha Lane-Fox è forse il nuovo portale gov.uk che accorpa i precedenti portali per cittadini e imprese. Un risultato anche più bello, ma forse meno conosciuto, è il Government Digital Service, l’organismo istituito presso il Cabinet Office che lo costruisce e gestisce e che più che un ministero ricorda una start-up. In realtà leggendo il resto della lettera si capisce che il risultato più ambizioso chiesto alla Lane-Fox era produrre una strategia di trasformazione in senso digitale dell’interazione tra cittadino e stato. Quella strategia dell’agenda digitale che in Italia, presi da dichiarazioni, da piani, da comitati, da leggi e da nomine, ci si è purtroppo dimenticati di scrivere.

La mia speranza quindi è che il prossimo presidente del consiglio nomini un digital champion che si ispiri direttamente a quella esperienza, con una visione radicalmente nuova e con un’esperienza maturata nell’industria digitale più innovativa. E che per prima cosa le/gli chieda di scrivere una strategia per il futuro digitale del paese. Un documento di policy, non un fascio di regolamenti attuativi o un rotolo di progetti. Va da sé che dovrebbe essere una strategia radicale, visto il ritardo che abbiamo accumulato e visto che, come nessuno ormai dubita, l’agenda digitale è solo un modo moderno per parlare di riforma dello stato.

Anche se nominato con finalità fortemente nazionali, il suo profilo lo renderebbe adeguato a confrontarsi con i colleghi europei, senza cadere ancora una volta nell’errore di considerare separati il ruolo interno e quello internazionale: stesso impegno e stessa disponibilità.

Infine, se il digital champion italiano-europeo fosse anche il rappresentante della presidenza del consiglio nel comitato di indirizzo dell’Agenzia non credo che guasterebbe. Potrebbe fungere da raccordo tra i due livelli, nazionale ed europeo, e per questo potrebbe avere le idee molto più chiare su cosa fare. Non è mai inutile ripetere che questi due livelli sono in realtà uno solo: il principale aspetto nazionale dell’agenda digitale sono i relativi successi ed insuccessi. Dopo l’avvio del nuovo strumento finanziario europeo CEF Telecom, parlare di progetti di identità o di fatturazione elettronica “nazionali” non ha più molto senso.

Facciamo girare la voce e suggeriamo al prossimo governo i candidati migliori.

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