Dall’intervento di Mario Calderini allo IAB Forum 2012 ho capito tre cose importanti:

1) i tempi lunghi per la produzione del decreto Sviluppo 2.0, o Trasforma Italia, sono stati conseguenza dell’assenza di una governance politica centrale;

2) il coordinamento tecnico sarebbe “abbastanza bene incardinato nell’Agenzia per l’Italia Digitale”;

3) dopo la nomina del Digital Champion e del Direttore generale dell’Agenzia (che evidentemente non coincidono) si dovrà puntare alla definizione di una nuova governance politica, auspicabilmente a livello di Presidenza del consiglio dei ministri, obiettivo però “da traguardare nei prossimi mesi, probabilmente nella prossima legislatura”.

Sono affermazioni franche ma preoccupanti. Da una parte, implicano un giudizio poco positivo sull’esperienza della Cabina di regia, basata proprio su un’idea di governance “diffusa” dell’Agenda, come pure l’impostazione data all’Agenzia, che sullo stesso tipo di governance sembra basata. Infine rinvia al prossimo governo il problema più serio della governance politica, già ben evidente quando ci occupavamo solo di eGovernment e ora diventato ancora più serio visto l’ambito più ampio in cui si muoverà l’Agenzia. Un problema la cui definizione secondo ogni logica doveva essere completata all’inizio del processo, quasi un anno fa.

Del resto, neanche la governance tecnologica si può dire ancora operativa, e non lo sarà probabilmente prima di qualche altro mese. La nomina del Direttore generale è attesa a giorni, ma poi si dovrà verificare quanti dei colleghi del Dipartimento per la digitalizzazione e l’innovazione, dell’Agenzia per l’innovazione e dell’Istituto superiore delle comunicazioni passerà all’Agenzia. Stabilita l’entità delle risorse umane effettive, entro 45 giorni sarà emanato lo Statuto dell’Agenzia, che ne definirà concretamente funzioni, attività e modalità operative. Non so se questo potrà accadere prima della fine dell’anno.

Ricordo di avere conosciuto il prof. Mario Calderini il 13 gennaio 2012 alla Giornata informativa nazionale sul Bando CIP – ICT PSP 2012. Mi impressionò l’entusiasmo con cui parlò dell’impegno del ministro Profumo per l’Agenda digitale europea, annunciando la prossima costituzione di una Cabina di regia che avrebbe definito la strategia italiana.

Mi dispiace, come immagino dispiaccia a tutti, e non posso neanche dire di conoscere i motivi di questo oggettivo insuccesso. Ricordo che non erano mancate le critiche accorate a questo tipo di governance, certo anche prima del 15 giugno scorso, e comunque da voci più autorevoli della mia: era proprio impossibile tenerne conto?

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