Trovo ragionevole e condivisibile l’editoriale pubblicato oggi sulla Stampa a cura dei promotori di “Fermare il declino”, in particolare quando indica la necessità di adottare “meccanismi di selezione della classe politica incentrati sull’eliminazione preventiva di ogni conflitto d’interesse, sul coinvolgimento dal basso di aderenti ed elettori, sulla limitazione del numero di mandati, e sulla rinuncia al finanziamento pubblico”. A parte il programma, anche quello assai condivisibile, trovo giusto che ci sia una “questione di persone e di procedure per la loro selezione”.

Vale allora la pena di ricordare che in un suo appello ai votanti in occasione delle elezioni politiche del 2008 Oscar Giannino dichiarò il suo deciso sostegno per “la parte che è contro questa rapina di tasse”. Certo, non poteva essergli sfuggito che il PdL era un partito fondato su principi diametralmente opposti a quelli richiamati nell’editoriale di oggi, ma forse si sarà “turato naso, occhi e bocca” anche lui, come gli elettori che sarebbero ancora disposti a votare i leader della Seconda Repubblica.

Quattro anni fa Giannino sorvolava su principi che ora sembra ritenere centrali per la democrazia. La sua credibilità personale come artefice di una nuova offerta politica non mi sembra maggiore di quella di Fini o di Casini.

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