Su qualche giornale e blog leggo che il direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale dovrà essere anche il nostro Digital Champion e che sia l’Europa a chiedercelo.

Devo dire che a me questo non risulta. La VP Neelie Kroes ha più volte descritto il profilo di questa figura, che alla fine del 2011 il Presidente della Commissione Barroso aveva chiesto agli Stati membri di nominare. Si tratta di un “campione” (nel senso di “paladino”, “difensore”, “ambasciatore” o, come si dice in italiano, “testimonial”) del digitale a tutto campo, dalla società civile al settore privato alla pubblica amministrazione. La Kroes e il suo staff hanno chiarito che sono gli Stati che devono definirne il profilo e le priorità.

Del resto, basta leggere i profili pubblicati sul sito della Commissione. Quanti di loro ricoprono incarichi di vertice in ministeri o in agenzie governative? Quanti invece sono a capo di progetti di divulgazione o di start-up? La figura del Digital Champion, come ha riconosciuto la stessa Kroes, è stata direttamente ispirata da Martha Lane Fox, imprenditrice, fondatrice di lastminute.com, nominata dal governo inglese Digital Champion nazionale con questa ispirazione: “We were seeking a national figurehead for the [digital] cause. A role that was close to, but independent from Government.

Detto questo, il nostro governo potrà decidere di fare coincidere le due figure, se lo riterrà opportuno. La nomina di Roberto Sambuco annunciata qualche giorno fa da Madalina Mocanu su Twitter e non ancora ufficializzata potrebbe preludere a questa decisione. Ma non mi pare che ce lo stia chiedendo l’Europa.

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