Il contatore del debito pubblico italiano dell’Istituto Bruno Leoni segna oggi 1.982 miliardi di euro. L’aumento giornaliero del debito, pari a 228 milioni al giorno, dovrebbe rappresentare secondo me il principale metro di giudizio delle politiche pubbliche, dalle più alte ed astratte a quelle più minute e concrete.

Provo a collegare questo dato con la pubblicazione dell’avviso per la selezione del direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, avvenuta ieri. Sono stati segnalati alcuni punti critici del bando, come la mancata indicazione della durata dell’incarico (contenuta in verità nella legge istitutiva dell’Agenzia) o la previsione di un trattamento economico pari a quello dei direttori delle agenzie fiscali (mentre la legge 134/2012 stabilisce che al personale venga applicato il CCNL del comparto ministeri) o infine l’accento posto sulla discrezionalità dell’amministrazione nella scelta del candidato più idoneo, forse un po’ sospetto in un bando di selezione. Oggetto di critiche anche la lentezza complessiva del processo di creazione dell’Agenzia, che si scontra con l’oggettiva urgenza delle sue finalità. Non mi pare invece che sia stato toccato un altro aspetto di questo ritardo: i suoi costi.

Premetto che non sono un economista e che sono spinto principalmente dalla curiosità di trovare la dimensione numerica di un fenomeno. Per giunta, al momento non è ancora chiaro su quali finanziamenti l’Agenzia potrà contare né, più in generale, quali investimenti saranno realmente possibili, né quali potranno esserne le ricadute economiche nei vari settori, dalla posta elettronica certificata alle comunità intelligenti.

Per fare due conti a spanne, partirei quindi dai soli costi di funzionamento della struttura e dai soli benefici che potrebbero non richiedere investimenti aggiuntivi rilevanti.

Cominciamo dai costi. Come si sa l’Agenzia incorpora due enti (DigitPA e Agenzia per l’innovazione) e due strutture, il Dipartimento per la digitalizzazione e l’innovazione e una parte dell’Istituto superiore delle comunicazioni. Limitandoci alle sole spese di funzionamento, dai bilanci pubblicati in rete si vede che nel 2011 DigitPA ha speso circa 27 milioni di euro, mentre l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione ne ha spesi circa un milione. Difficile stimare le spese di funzionamento delle altre due componenti, anche perché per la verità la legge 134/2012 parla di trasferimento di di funzioni, non di strutture, e per giunta ne rinvia la determinazione effettiva dopo una verifica del personale effettivamente trasferito. Immaginiamo che il totale delle spese di funzionamento attribuibili alle funzioni che confluiranno nell’Agenzia non superi i 35 milioni di euro. In attesa della piena operatività dell’Agenzia, le spese di funzionamento riconducibili alle sue attuali componenti potrebbero essere stimate in circa 100.000 euro al giorno. Una cifra ragguardevole, che dovrebbe dare già il senso dell’urgenza. Ma parlare dei costi e non dei benefici sarebbe insensato, quanto lo sarebbe pensare di perdere peso tagliandosi un piede.

Passiamo quindi ai benefici. Una prima pietra di paragone potrebbe essere costituita da un’altra agenzia, quella delle Entrate, che attraverso la sola attività di lotta all’evasione fiscale recupera 3,6 euro per ogni euro speso per il suo funzionamento (senza contare il contributo dato dalle sue altre azioni di assistenza, intermediazione e riscossione al gettito cosiddetto spontaneo).

Ma da una struttura creata per promuovere l’innovazione digitale ci si attendono probabilmente ricadute maggiori dovute alla diffusione di economie e di efficienza in tutta la società, compresa l’amministrazione pubblica. Come valutarle ?

La School of Management del Politecnico di Milano ha valutato in 43 miliardi l’anno i risparmi che la pubblica amministrazione potrebbe conseguire se adottasse strumenti innovativi largamente disponibili (come l’eProcurement, la digitalizzazione di alcuni processi interni e la digitalizzazione delle relazioni tra PA e cittadino). Si tratta di misure la cui promozione ed attuazione rientrano perfettamente nella missione dell’Agenzia e oggetto non sperimentazioni e di progetti-pilota ma già realizzati e utilizzati da anni nel mondo reale. Progetti su cui ci si confronta con altri Paesi, e per i quali si sono già ricevuti e si possono ricevere ancora finanziamenti europei. Bene: se pure questo beneficio venisse conseguito a regime solo dopo tre anni, l’Agenzia digitale potrebbe contribuire ad un risparmio di 14 miliardi l’anno, pari a circa 400 volte i suoi costi di funzionamento.

Questa stima, ipotetica e grezza ma plausibile, porterebbe a valutare il costo-opportunità derivante dai tempi di assestamento della nuova Agenzia digitale in circa 30-40 milioni al giorno: una cifra molto significativa rispetto ai 283 milioni di aumento giornaliero del debito pubblico.

Certo, per conseguire questi risparmi, oltre ad un’Agenzia pienamente operativa sarà necessario anche un ampio e deciso sostegno politico, ma questa è tutta un’altra storia.

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