Nel maggio 2011 la Commissione per le reti infrastrutturali, i trasporti, le politiche energetiche e l’ambiente del CNEL aveva convocato un ciclo di audizioni, coordinato dalla consigliera Paola Manacorda, su “ICT come fattore di crescita del Paese”.  Ho avuto il piacere di partecipare all’audizione del 17 maggio per conto di DigitPA. Nonostante la sua formalità, ho un ricordo molto gradevole di quell’evento.

I contenuti di quell’audizione mi sono tornati in mente dopo oltre un anno mentre leggevo le anticipazioni sul decreto Digitalia.

Credo che il CNEL non abbia pubblicato un resoconto ufficiale delle audizioni al di fuori di questo. Ho quindi rivisto i miei appunti con le risposte che avevo dato ad alcune delle domande poste dalla Commissione e li riporto di seguito.

Quali ritiene che siano i principali ostacoli all’introduzione diffusa dell’ICT nel suo settore ?

Di carattere normativo (vincoli normativi, mancate previsioni normative rispetto all’uso dell’ICT)

Sono certamente molti gli ostacoli di natura normativa. Un esempio: il valore legale dell’identificazione online e la sua equivalenza con analoghi istituti di altri paesi. Un altro esempio: gli oneri tecnologicamente importanti che la normativa assegna a tutte le amministrazioni, anche le più piccole (migliaia di comuni, decine di migliaia di scuole ecc.). Più in generale, il nostro diritto amministrativo riposa su principi la cui traduzione in termini contemporanei è non agevole e talvolta forse sconsigliabile.

Di carattere organizzativo (difficoltà di modificare procedure interne, difficoltà di modificare procedure di interazione con soggetti esterni: quali in particolare ?)

L’esempio del protocollo informatico: una storia lunga è faticosa durata ben più di dieci anni per aggiornare il protocollo, con successo alterno a livello di normativa e di sistemi. Ma in sostanza gli uffici protocollo sono ancora lì e probabilmente non sono diminuite le risorse impiegate.

In Italia sono i soggetti esterni (cittadini e imprese) ad avere difficoltà ad interagire con l’amministrazione per limiti di quest’ultima: tipicamente, la PA non è in grado di favorire le modalità di interazione che si stanno diffondendo spontaneamente e a costo zero nella società e viene così scavalcata dai cittadini.

Per spiegarmi meglio, riporto cinque esempi di servizi online offerti ai cittadini svedesi che ho trovato descritti qualche giorno fa sul blog di due italiani felicemente trasferitisi in Svezia da qualche anno. Pur non rappresentando nulla di trascendentale dal punto di vista tecnologico sono servizi che funzionano e che sono disponibili a tutti.

  • Quando scade la revisione dell’auto si riceve una segnalazione via e-mail e si può prenotare e pagare online la nuova revisione con un bonifico bancario senza commissioni
  • Per aprire una nuova attività o modificarla si interagisce online usando una firma elettronica fornita gratuitamente dalla propria banca
  • Previa autenticazione elettronica ci si può collegare online all’anagrafe e stampare dei certificati
  • I congedi parentali possono essere richiesti online indicando i giorni che si intendono prendere e si viene subito a sapere quanti soldi si riceveranno e quando verranno effettuati i pagamenti
  • Alla nascita di un figlio, la richiesta del primo congedo parentale di 10 giorni può essere fatta con un SMS

Questi esempi mi hanno colpito per il pragmatismo e la semplicità ma anche perché mostrano gli effetti di una gestione dell’identità digitale che ne accetta l’eterogeneità e l’interoperabilità, sia tecnologica che organizzativa.

Scarsa motivazione del personale

Assenza di un ruolo tecnologico nella PA: i funzionari sono prima di tutto esperti in diritto amministrativo.

Scarsa preparazione ICT del personale e/o della dirigenza

ICT ancora intesa per lo più come strumentazione ancillaria, molto raramente come ispiratrice di una diversa visione della natura e dei compiti della pubblica amministrazione.

Di carattere finanziario

Scarse risorse per investimenti in HW, SW, reti e servizi ICT

Sottolineerei piuttosto un peculiare squilibrio verso l’acquisto di HW e SW rispetto alla spesa per servizi, l’organizzazione a silo e più in generale tecnologicamente conservatrice, e una limitata indipendenza nelle scelte, guidate spesso dal mercato.

Scarse risorse per la riqualificazione del personale

Certo, ma anche finalità di riqualificazione non sempre ben definite.

Quali sono a suo parere i drivers che possono contribuire ad una maggiore diffusione dell’ICT nel suo settore ?

Nell’ordine:

  • Le necessità dell’internazionalizzazione
  • La ricerca di maggiore competitività
  • L’ingresso di personale giovane nel settore
  • Gli obblighi normativi, come lo switch off dei servizi cartacei

In estrema sintesi, se lei fosse per un giorno il decisore unico per una strategia paese in materia di ICT, quale misura prenderebbe ?

Promuoverei con molta decisione l’introduzione di paradigmi tecnologici correnti in tutte i settori della pubblica amministrazione. Per esempio: notebook a scuola, servizi amministrativi online da un cloud privato della PA, identità elettronica a basso costo per  tutti i cittadini ecc.

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