A luglio avevo commentato la pubblicazione delle ultime statistiche Eurostat sull’uso di Internet nelle interazioni con le pubbliche amministrazioni, che vedono l’Italia letteralmente in fondo alla classifica, e l’impressionante divario tra i contributi dell’Italia e della Svezia agli obiettivi dell’agenda digitale europea.

Le classifiche hanno un impatto immediato ma la loro vera utilità sta nello stimolare un approfondimento. È quello che ho provato a fare ieri sera con l’Estonia, che si trova circa a metà della classifica Eurostat, basandomi su informazioni raccolte dai colleghi estoni e con l’aiuto di un bello studio di Meelis Kitsing.

Premetto che non credo ci siano particolari correlazioni tra l’estensione territoriale o la popolosità di un paese e il grado di sviluppo dell’eGovernment. Probabilmente non è così per lo sviluppo delle reti, non so. Ma troppe volte ho sentito liquidare il successo di un paese più piccolo del nostro con commenti del tipo: “Ma sono quattro gatti !”. Ne possiamo riparlare quando qualcuno mi dimostrerà che gestire bene il fisco di un milione di persone o di quaranta milioni comporta criticità radicalmente diverse a livello informatico.

L’Estonia è famosa per le sue aziende innovative (Kazaa, Skype, Playtech e molte altre), per le carte di identità digitali assegnate ai neonati (ce l’ha il 90% della popolazione) e per l’ampia adozione del voto via Internet (preferito dal 24% dei votanti alle elezioni del 2011). Meno noto è che tutto questo non sembra essere il prodotto di politici particolarmente lungimiranti, strategie grandiose o agenzie onnipotenti. Secondo l’autore dello studio, l’origine sembra piuttosto stare nell’importanza e direi nel rispetto attribuiti dalla società estone alle discipline informatiche sin dagli anni ’60. Ciò ha prodotto una vasta comunità ICT che permea sia il settore privato che quello pubblico, con ricadute che durano fino ad oggi. I grandi progressi osservati sarebbero quindi il prodotto di innumerevoli tentativi di innovazione che si sono succeduti a partire per lo meno dagli anni ’90. Sulla base di alcuni confronti con i colleghi estoni, trovo questa ricostruzione attendibile.

Alcune date. Nel 1993 fu prodotto un documento di linee-guida per la gestione dei sistemi informativi statali che prevedeva, tra l’altro, un unico capitolo di bilancio per le spese ICT di tutti gli enti centrali e la centralizzazione dei relativi appalti. Nel 1998 fu lanciata la rete nazionale governativa EEBone e nel 2001 lo strato di interoperabilità X-Road, che permettono a tutti gli enti centrali e locali di dialogare tra loro. Lo schema architetturale qui sotto, che risale a diversi anni fa, non è certo rocket science ma ha il pregio di essere non un progetto ma la fotografia della realtà.

Riassumo di seguito, per chi non li conoscesse già, alcuni fatti abbastanza stupefacenti.

L’identificazione online è cosa ben acquisita. Inizialmente lo stato si appoggiava liberamente ai sistemi di identificazione delle banche (che in Estonia sono tutte online da tempo). Quando le carte d’identità elettroniche si sono diffuse le banche le hanno subito adottate perché più sicure. Le statistiche aggiornate quotidianamente dicono che ieri le carte attive erano 1.189.754 su 1.380.000 abitanti, anche grazie al fatto che vengono assegnate direttamente ai neonati. Non a caso, a giugno di quest’anno, per la prima volta, i pagamenti mobile hanno superato quelli allo sportello. La lettura delle ultime notizie sul sito del Certification Centre dedicato alle carte digitali è edificante.

servizi online, disponibili spesso da molti anni, comprendono l’acquisto di ogni tipo di biglietti (autobus compresi), la creazione di imprese (in circa un’ora, ma un funzionario del RIK mi raccontava qualche anno fa che il loro record è molto inferiore), il voto via Internet alle elezioni centrali e locali, preferito nel 2011 dal 24,3% dei votanti, e le consultazioni pubbliche su leggi e documenti di policy. Noterete che tutti i siti o quasi sono utilizzabili da chi non conosce l’estone e che ci si può registrare anche con lo standard aperto OpenID, adottato da Google, Yahoo e tanti altri.

Come si vede sotto, attualmente è possibile accedere ai servizi amministrativi attraverso una varietà di strumenti di identificazione. Notare la possibilità per i cittadini stranieri (italiani compresi) di identificarsi con le proprie credenziali nazionali attraverso i gateway forniti dal progetto europeo STORK.

Il fatto paradossale, come dicevo all’inizio, è che l’Estonia non dispone di armi segrete: certe amministrazioni restano indietro rispetto alle altre, i cittadini non sempre adottano servizi apparentemente perfetti, il quadro normativo non sempre è aggiornato, le strategie e gli attori centrali non sono sempre efficaci. Piuttosto, si assiste agli effetti duraturi e prolungati di una consapevolezza, diffusa sia nel privato che nel pubblico, che IT e Internet vanno usati non appena possibile per ridurre complessità e costo delle transazioni quotidiane.

Per questo motivo l’esperienza dell’Estonia ci sarà utile se ci aiuterà a riconoscere l’inestimabile valore di questa apertura verso l’innovazione ICT, in particolare per la pubblica amministrazione che spesso privilegia i paradigmi legali della correttezza amminstrativa. Finché non sapremo produrre innovazione allo stesso modo, l’Estonia continuerà ad offrirci un vasto catalogo di suggerimenti e di opportunità di confronto.

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