È purtroppo un dato di fatto che in nove mesi il governo non ha prodotto l’annunciata strategia per l’Agenda digitale. Peraltro di tempo ne resta ben poco dal momento che gli obiettivi dell’Agenda europea, la cui implementazione a livello nazionale dovrebbe essere pianificata appunto in questo documento strategico, presentano scadenze per lo più comprese tra il 2011 e il 2013. Sarebbe stato forse possibile tirare fuori un primo documento in un mese o giù di lì, magari dando l’incarico a pochi esperti riconosciuti (ce ne sono) invece che ad una Cabina di regia.

Tra i motivi di questa immobilità quelli ipotizzati da Guido Scorza e Massimo Mantellini sono assai convincenti (e sconfortanti) ma se ne possono immaginare anche di più truci. Del resto, un mondo politico che twitta in aula ma di regola non dialoga con gli elettori ti lascia libero di pensare qualunque cosa.

Eppure, alcuni parlamentari devono avere pensato che il ritardo accumulato finora non fosse sufficiente. Perciò, mentre il decreto Sviluppo è in discussione in commissione, il senatore Gianpiero D’Alia, di professione avvocato cassazionista, ha riproposto un emendamento già presentato alla Camera dai colleghi Galletti, Formisano, Cera, Pezzotta e Ruggeri e non discusso in aula perché il governo aveva posto la fiducia.

Ho incluso i link alle schede dei parlamentari per incoraggiare una valutazione obiettiva delle competenze individuali sulle quali può essersi basata la valutazione dei vantaggi e degli svantaggi di quanto segue. E tralascio di esaminare altri emendamenti non meno istruttivi.

L’emendamento 20.1 prevede che confluiscano nell’Agenzia digitale anche “attività, personale e risorse di ISCOM,  Fondazione Bordoni e delle funzioni dell’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del CNR pertinenti alla missione dell’Agenzia“. Si tratta di una serie di accorpamenti dalle motivazioni oscure e comunque non espicitate. Per parte mia, non sono al corrente di collaborazioni organiche condotte negli ultimi quindici anni tra questi enti e AIPA/CNIPA/DigitPA tali da far sospettare una significativa complementarità di funzioni. E se anche tale complementarietà emergesse soltanto oggi, perché intervenire attraverso lunghi e complessi accorpamenti ex lege quando gli enti in questione potrebbero collaborare o coordinarsi tra loro sfruttando la fortunata coincidenza di essere controllati o vigilati dagli stessi ministri?

Ma, quel che è peggio, questo accorpamento comportebbe il completo ripensamento dei compiti e degli organi della nuova Agenzia, la cui definizione viene infatti eliminata dal decreto e demandata ad un DPR la cui emanazione richiederà tempi ancora più lunghi. E così la strategia per l’Agenda digitale, se dovesse essere nel frattempo pubblicata, dovrebbe attendere un ente che possa attuarla.

Con calma.

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