È iniziato al Senato l’esame del decreto sviluppo. Nel frattempo il termine per la nomina del direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale è stato spostato a fine agosto. Mentre i diversi osservatori attendono con maggiore o minore convinzione la pubblicazione del bando previsto dal decreto-legge, questo rinvio darà modo certamente di leggere ancora molte indiscrezioni sui possibili candidati.

Per come è stata concepita la governance dell’agenzia, e per riuscire a raggiungere rapidamente gli obiettivi ambiziosi che gli sono stati posti, il direttore generale dovrà essere una persona un po’ speciale. Ho letto quello che si scrive sull’argomento in rete e sui giornali e vorrei offrire il mio punto di vista elencando le tre caratteristiche che secondo me il capo dell’agenzia non può fare a meno di possedere.

Per prima cosa, credo che il direttore generale debba essere inequivocabilmente europeista. Se il nostro Paese si trova nella situazione che conosciamo è anche per l’oggettivo ritardo accumulato in tutti o quasi i settori toccati dall’Agenda digitale europea. Si tratta di una varietà di temi di cui le infrastrutture di telecomunicazioni sono soltanto una parte. Per fare solo un esempio, vorrei che il capo dell’Agenzia non avesse difficoltà a riconoscere il divario che separa i contributi di Italia e Svezia agli obiettivi dell’Agenda (i grafici riguardano l’eGovernment), oppure la posizione del nostro Paese rispetto all’uso di Internet da parte dei cittadini per accedere ai servizi pubblici.

Credo poi che il direttore generale debba essere un innovatore di consumata esperienza, capace di promuovere e realizzare soluzioni nuove, semplici e creative a problemi che per lo più sono vecchi, intricati e mal posti. Al tempo stesso dovrebbe conoscere la pubblica amministrazione, nel cui contesto si dovrà muovere, ma riuscire ad affrontarla con la necessaria leggerezza. L’esperienza mostra infatti che se invece la prenderà troppo sul serio potrà impiegare anche uno o due anni solo per imparare a muoversi tra leggi e procedimenti o, peggio, finirebbe per affidarsi a chi leggi e procedimenti li conosce anche troppo bene ma manca della necessaria visione.

Last but not least, c’è bisogno di un tecnico, intendendo con ciò una persona che conosca bene i temi sul tavolo e in particolare abbia esperienza concreta, diretta e approfondita di Internet, di servizi online, di innovazione di processo e che comprenda l’importanza e il valore della centralità dell’utente/cittadino.

In conclusione, per la posizione di direttore generale suggerirei di prendere in considerazione persone come Federico Morello, che credo abbia tutte le caratteristiche sopraelencate. Del resto, fino a prova contraria e in mancanza di un bando pubblico, la maggiore età non dovrebbe rappresentare un requisito necessario.

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