La discreta e modesta attività di lobbying che sto conducendo a proposito dell’istituzione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, prevista dal DL 83/2012, mi ha ispirato alcune considerazioni forse non originalissime ma che per la prima volta vivo in prima persona.

Qualsiasi legge che si rispetti produce effetti diretti o indiretti su gruppi di cittadini. Ho sempre dato per scontato che sia questo il motivo per cui i siti della Camera e del Senato propongono ai cittadini una varietà di strumenti per dialogare con il Legislatore. Si parte da una serie di archivi che documentano puntigliosamente ogni fase del processo legislativo, dalle proposte di legge ai verbali stenografici delle sedute, fino alle dirette video dei dibattiti e delle audizioni, agli ipertesti navigabili dell’iter di ogni singolo emendamento, alle guide dei parlamentari con foto, email, sito personale, incarici ricoperti e attività svolte. Cosa si vorrebbe di più ?

Evidentemente interessato al mio lavoro e ai suoi frutti, come cittadino non posso non chiedermi se l’Agenzia per l’Italia Digitale che il DL 83/2012 intende istituire sarà in grado di fare il suo lavoro quanto e se possibile meglio delle sue precedenti incarnazioni a partire dal 1993 (AIPA, Centro tecnico RUPA, CNIPA, DigitPA). Nessuno di quegli enti sembra avere incontrato una stabile e convinta approvazione dei nostri governi, visto che ogni quattro o cinque anni si è provveduto a chiuderli o a riorganizzarli.

In realtà, il fatto che questi ripetuti esercizi legislativi non abbiano finora prodotto i risultati sperati non significa che questa volta le cose andranno necessariamente meglio. Ciò che ho fatto e che sto ancora facendo ricalca, per così dire, l’offerta di servizi online del Parlamento.

Una prima osservazione è che restare aggiornato sull’iter parlamentare di un provvedimento e sulla relativa documentazione, compresi i video, non è affatto alla portata di chi dedichi il suo tempo ad una qualsiasi attività retribuita, a meno che l’attività non consista nel fare questo. Non parlo dei parlamentari, che immagino dispongano per il loro lavoro di altri canali di informazioni e di documentazione, direi in genere molto più aggiornati. Un cittadino che intenda avviare un dialogo con i propri rappresentanti si trova così di fronte a contenuti sovrabbondanti, non sempre tempestivi e comunque difficili da trovare e interpretare. E’ quindi normale, nel corso di un iter parlamentare particolarmente interessante, imparare molto sui termini e sui processi.

Ma la difficoltà maggiore sta nella comunicazione nell’altro senso: dal cittadino ai rappresentanti. Ho seguito una semplice strategia che prevede due fasi: pubblicare online (su questo blog) commenti e proposte e scrivere ai parlamentari segnalando problemi e criticità. Ho scelto di rivolgermi a due categorie di parlamentari: chi ha incarichi negli organi istituzionali (commissioni parlamentari, camere) e chi riveste incarichi nei gruppi parlamentari.

Ho quindi inviato via mail a gruppi di parlamentari di entrambe le categorie delle osservazioni sui provvedimenti in esame di mio stretto interesse basati sulla mia esperienza. Iin particolare ho espresso preoccupazione su alcuni punti e avanzato raccomandazioni del tutto ragionevoli anche se non particolarmente originali. Mi sono speso per dimostrare come una governance pesante e istituzionalmente garantista dell’Agenzia non le avrebbe reso facile la vita, oppure che una troppo dettagliata prescrizione legislativa delle sue funzioni potesse essere dannosa visto il contesto in cui avrebbe dovuto muoversi. Insistevo inoltre nel sottolineare con franchezza il ruolo dell’Agenzia nell’implementare l’Agenda digitale europea piuttosto che il suo ruolo nei contronti di un’Agenda digitale italiana allora meno definita e per certi aspetti disallineata da quella europea. Insistevo nel comparare le previsioni normative con la realtà di altre agenzie nazionali analoghe alla nostra.

Il risultato non inatteso ma direi ugualmente stupefacente è stato un quasi completo. Francamente, non credo che i contributi delle persone che hanno lavorato per anni in questo settore possano essere completamente ignorati se non da chi ritiene che l’elaborazione delle politiche debba restare competenza esclusiva dei rappresentanti eletti. Infatti, né i rappresentati politici né quelli istituzionali mi hanno mai risposto se non in un caso: il relatore per la commissione attività produttive per le parti del DL 83/2012 comprendenti gli articoli 19-21 mi ha risposto ringraziandomi del mio contributo. Pura cortesia o altro? Non lo so, anche se nel seguito dell’iter del decreto-legge qualche modifica nelle direzioni che avevo indicato è stata comunque apportata.

In conclusione, credo che buona parte dell’armamentario web che circonda le nostre istituzione resti ancora nel campo delle buone intenzioni. Né i partiti né le istituzioni parlamentari sembrano minimamente intenzionate o attrezzate per instaurare un qualsivoglia dialogo con i cittadini. Non è una grande scoperta, forse, ma valeva la pena di sperimentarlo di persona.

Annunci