Scrivo pochi commenti, in gran parte positivi, sul documento diffuso oggi che presenta le sette azioni chiave per l’Agenda digitale secondo Glocus, il think tank creato nel 2003 da Linda Lanzillotta.

Prima di tutto, è buona cosa sottolineare le due precondizioni abilitanti riportate nel sommario, in particolare la seconda, tenendo presente che i livelli operativo e politico-strategico non possono essere sviluppati separatamente come si è più volte tentato di fare in passato. Un esempio: puntare a fare leva su fondi e programmi europei per realizzare l’agenda digitale ha poco senso se ciò non è scritto a chiare lettere nella missione dell’agenzia digitale. Nel testo attuale del decreto Sviluppo questo ancora non si legge.

Mi sento particolarmente in sintonia con la richiesta di una governance forte per l’Agenzia digitale che preveda una vigilanza centrale del Presidente del consiglio, accompagnata magari da un CIO Forum che raccolga le esigenze dei principali stakeholder pubblici e privati.

Sull’alfabetizzazione informatica, noto che rispetto ai dati del 2010 riportato nello studio, nel 2011 l’utilizzo della rete da parte dei cittadini per accedere a servizi di eGovernment è addirittura diminuito. Per giungere a questo poco invidiabile risultato, credo che vada però considerato anche il contributo negativo dato da un’offerta di servizi di eGovernment prevalentemente orientato agli intermediari e spesso marcatamente user unfriendly. Nei giorni scorsi ho avuto modo di usare diversi strumenti online per l’invio di pagamenti tramite F24, passando dalla più totale frustrazione (nel sito dell’Agenzia delle entrate) ad un rinfrescante sollievo (nel sito di una banca online).

Mi trovo naturalmente d’accordo sulla promozione dei Digital Champions: perché non cominciare nominandone finalmente uno che non sia soltanto un segnaposto, per quanto prestigioso ?

Sull’identità digitale si leggono molte verità che tra gli addetti ai lavori (quelli veri, che non sono necessariamente dei tecnici) sono ormai largamente condivisi quanto ignorati ai livelli politico-strategici. Aggiungerei solo che anche su questo argomento l’Unione europea ha fatto più di quanto si sappia, ad esempio producendo una rimarcabile architettura di interoperabilità tra strumenti di identità elettronica che, semplicemente, funziona e che per questo dovrebbe essere subito utilizzata in Italia, anche per assicurare l’interoperabilità a livello nazionale dei diversi strumenti esistenti.

Sul cloud computing non ho trovato un’esplicita citazione del documento di DigitPA con il contributo dell’ENISA, delle maggiori aziende IT, di università e di singoli esperti. Peraltro, molti dei punti messi in evidenza in quel documento si ritrovano in gran parte nello studio Glocus. Il richiamo alla strategia europea in materia di cloud richiama alla mente la European Cloud Partnership, l’iniziativa che intende sviluppare un mercato di servizi cloud facendo leva sulla domanda delle pubbliche amministrazioni europee e su procedure di pre-commercial procurement, appena avviata con la pubblicazione di uno specifico bando in ambito FP7.

In conclusioni, si tratta di uno studio conciso ed efficace che sarà sicuramente utile per rilanciare un dibattito concreto sull’implementazione dell’Agenda digitale nel nostro Paese.

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