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Dopo la pubblicazione della bozza di decreto-legge approvata il 15 giugno dal consiglio dei ministri, bozza che presentava non poche criticità, era lecito sperare che prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale il testo sarebbe stato migliorato.

La lettura del testo che verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale presenta sostanzialmente le stesse criticità.

  1. La governance si complica invece di semplificarsi: tra i soggetti vigilanti viene aggiunto infatti il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione, mentre nel comitato di indirizzo compaiono i rappresentanti del ministero della Pubblica amministrazione e dell’Economia, portandone a sette i membri; non sono previsti meccanismi diretti per consultare gli altri stakeholder, come se i temi dell’Agenda digitale fossero materia prevalentemente istituzionale.
  2. Gli obiettivi continuano ad essere vaghi e anzi sembrano ora soggetti alla preliminare determinazione della dotazione di personale effettivamente disponibile: possibile quindi che si perdano per strada le funzioni più “alte”, tra le quali quelle la cui competenza è attribuita attualmente al Dipartimento, visto che i suoi dipendenti con tutta evidenza non avranno alcun motivo di “optare” per l’Agenzia.
  3. Le funzioni vengono riviste ma non verso l’alto: ora l’Agenzia “elabora” anziché “dettare” le regole; le attività di monitoraggio dell’attuazione dei piani ICT delle amministrazioni (il cui numero si aggira su diecimila) non sono più svolte “anche a campione” ma, si presume, a tappeto; i contributi economici dovuti per lo svolgimento delle attività relative ai pareri, che forse nella bozza erano scomparsi in nome del risparmio, vengono adesso assegnati a CONSIP parallelamente al trasferimento allo stesso ente delle funzioni di proposta e gestione dei progetti innovativi, questi sicuramente propri di un’agenzia digitale nazionale.
  4. Al personale di ruolo di DigitPA e Agenzia per l’innovazione (ma non a quello del Dipartimento per la digitalizzazione e l’innovazione, che potrà scegliere di rimanere alla Presidenza del consiglio) viene subito applicato il contratto collettivo del comparto Ministeri, tipicamente poco remunerativo, mentre la differenza di stipendio diverrà un assegno riassorbibile: non proprio un incentivo a trattenere le poche professionalità rimaste. Ricordo che il contratto collettivo di DigitPA è stato firmato solo nel 2011, dopo ben diciotto anni dall’istituzione dell’AIPA, e l’applicazione di un altro contratto collettivo, sia pure provvisoriamente, non rientra esattamente nelle attese del personale.

Per concludere, mentre ieri a Bruxelles si sono incontrati per la prima volta i digital champions europei, è ancora difficile comprendere come la nuova agenzia potrà essere lo strumento di attuazione dell’Agenda digitale europea. Se infatti fino ad oggi, ad esempio, i rapporti con la Commissione UE in materia di eGovernment erano suddivisi tra Dipartimento e DigitPA, con questo decreto il livello tecnologico verrebbe coperto dall’Agenzia mentre il livello istituzionale dovrebbe risultare da un coordinamento tra ben sei soggetti (Presidenza del consiglio, ministeri della Pubblica amministrazione, dell’Istruzione, dello Sviluppo economico e dell’Economia e Conferenza unificata).

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