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Domani a Bruxelles si riuniranno per la prima volta i Digital Champions europei, nominati dai governi europei su richiesta del Presidente Barroso per rappresentare la volontà di realizzare una società digitale inclusiva. Come in altre occasioni analoghe, l’Unione europea lascia ai singoli governi la decisione se partecipare o no e quali rappresentanti scegliere.

Per questo l’elenco dei quattordici “paladini digitali” indicati fino ad oggi è istruttivo. Prima di tutto, solo la metà dei 27 paesi membri hanno deciso di partecipare, e tra questi non ci sono paesi che di campioni digitali ne hanno sicuramente molti, come l’Austria, il Belgio o la Germania. Salta agli occhi anche la grande variabilità di età, esperienza e ruoli ricoperti dai diversi rappresentanti, che spaziano da maturi ministri a giovani imprenditori o infine a figure miste di ex imprenditori che si stanno impegnando nello sviluppo delle politiche digitali dei propri governi. Tutto questo però non è un male, anzi. Se a partecipare all’iniziativa sono quelli che ci credono di più si potrà lavorare meglio e più in fretta.

Qualche dubbio comincia a venire quando si leggono i riferimenti accanto a ciascun nome. Evidentemente la Commissione deve avere suggerito ai delegati di indicare sito web, e-mail e account Twitter: tutti, a parte uno, hanno indicato almeno uno dei tre. Se si prova però a seguire le loro tracce sul web, in molti casi si scoprono account creati per l’occasione e mai usati. All’opposto, ci sono champions di fatto più che di diritto dai quali ci si possono aspettare i maggiori contributi.

Cosa dire dell’Italia? La presenza del ministro Passera è un buon segno, sperando che non si faccia sostituire all’ultimo momento come fece il ministro Brunetta nel 2009 che, unico tra i suoi colleghi, saltò la conferenza interministeriale di Malmö, quella del piano d’azione europeo per l’e-Government 2011-2015, il padre dell’Agenda Digitale per l’Europa. Il ministro potrà anche confermare la prossima creazione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che aveva già annunciato a Neelie Kroes qualche mese fa.

Una domanda finale: era proprio difficile trovare un digital champion meno istituzionale?

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