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Il decreto-legge Sviluppo approvato venerdì in via preliminare e “salvo intese” dal Consiglio dei ministri contiene quattro articoli che istituiscono l’Agenzia per l’Italia Digitale. Qualche anticipazione era stata pubblicata nei giorni scorsi ma non era chiaro se la misura sarebbe stata inserita in questo decreto oppure nel decreto Digitalia dopo la conclusione dei lavori della Cabina di regia. Anticipare questa decisione forse permetterà all’agenzia di essere in condizione di svolgere i propri compiti quando l’Agenda digitale italiana sarà stata scritta.

Sono però molto preoccupato da una serie di criticità, di sviste e di veri e propri errori che spero vengano affrontati prima della conversione in legge. Essendo direttamente coinvolto affronto la questione in dettaglio a costo di spazientire qualche lettore. Naturalmente, la versione che verrà presto pubblicata sulla Gazzetta ufficiale potrebbe differire in qualche punto.

La “multivigilanza”

L’art. 19 istituisce un’agenzia pubblica secondo il modello introdotto dal decreto legislativo 300/1999 ma con alcune particolarità. La prima è certamente la “multivigilanza” da parte del ministro dello Sviluppo economico, del ministro dell’Istruzione e del Presidente del Consiglio o del suo ministro delegato (che peraltro attualmente è proprio il ministro per l’Istruzione). Non ne sono certo ma mi pare che questa sia la prima agenzia vigilata da ben tre soggetti, uno dei quali è il Presidente del consiglio.

Si tratta di una governance sensata ? Se la vigilanza da parte del Presidente del consiglio non è stata giudicata sufficientemente forte, perché il controllo sulla nuova agenzia è stato affidato a quei ministri e non ad altri ? Ricordo che nel Comitato di indirizzo dell’Agenzia (art. 21 c. 4), oltre alla Presidenza del consiglio sono rappresentati solo due ministeri e la Conferenza unificata, e che non poche delle funzioni progettuali e di verifica migrerebbero a CONSIP (art. 20 c. 4). Perciò la funzionalità dell’Agenzia dipenderebbe pesantemente da un rapporto straordinariamente armonioso con un altro Ministero, quello dell’economia, e in ogni caso l’Agenda digitale non punta a realizzazioni settoriali.

Anziché confidare in un coordinamento quasi miracoloso, vista la natura tendenzialmente litigiosa dei nostri governi, non sarebbe stato meglio prevedere una vigilanza unica da parte del Presidente del consiglio (o del ministro delegato) accompagnata da un organismo più articolato, ad esempio una sorta di CIO Forum, incaricato di coinvolgere tutti gli stakeholder pubblici e privati ? 

Sembrerebbe di capire che i ministri vigilanti siano stati identificati con lo sguardo solo all’Agenda digitale (che rappresenta peraltro l’unica plausibile motivazione di urgenza per il ricorso ad un decreto-legge) anziché agli obiettivi generali di costruzione della società digitale. Dovrebbero essere stati questi obiettivi, che certamente preesistevano all’agenda digitale, ad ispirare la creazione di questo ente. Il rischio è che anche questa volta, come dice bene Andrea Di Maio in un suo recente commento, invece di mettere a fuoco cosa si vuole ottenere ci si chiuda nelle elaborazioni istituzionali mancando tra l’altro l’occasione di una governance chiara ed efficace.

Chi eventualmente volesse rimettere le mani nel decreto-legge durante la sua conversione potrebbe utilmente consultare questi Factsheet che permettono di confrontare le strutture dei vari paesi europei incaricate di elaborare e realizzare le politiche di eGovernment, eInclusion e Interoperabilità. Sono tre temi che non esauriscono certo l’Agenda digiale europea ma da questo confronto emergono cose comunque molto interessanti.

Le funzioni

L’art. 20 definisce le funzioni della nuova Agenzia in tre modi diversi. Il comma 1 fa riferimento agli obiettivi dell’Agenda digitale italiana, “in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia” e con l’Agenda digitale europea. Il comma 2 invece da riferimento ai compiti dei tre enti: DigitPA (con una clausola un po’ pedante che “fa salve” le finalità dell’INDIRE), Agenzia per la diffusione delle tecnologie e  Dipartimento per la digitalizzazione e l’innovazione della Presidenza del consiglio. Infine, il comma 3 elenca le funzioni dell’Agenzia in sette punti di tenore e importanza molto diversi: dalla promozione della diffusione dell’ICT e delle reti di nuova generazione per favorire l’innovazione e la crescita economica fino alla diffusione dei flussi documentali digitali tra le amministrazioni.

Del punto debole della prima formulazione ho già detto. Le altre due appaiono semplicemente poco coerenti. Il comma 2 definisce le funzioni dell’Agenzia come sommatoria di quelle dei tre enti, con l’eccezione delle funzioni di DigitPA trasferite a CONSIP. L’elenco del comma 3 invece ne contiene solo una parte, come si comprende leggendo le attuali competenze del Dipartimento che comprendono in particolare “la realizzazione di progetti di grande contenuto innovativo, di rilevanza strategica e di preminente interesse nazionale; la progettazione e il coordinamento delle iniziative per la più efficace erogazione di servizi in rete a cittadini e imprese; lo sviluppo delle iniziative di innovazione tecnologica e delle forme di partnerariato internazionale tese al sostegno dei processi di riforma e digitalizzazione del settore pubblico e di promozione dell’innovazione nei paesi terzi, in particolare quelli in via di sviluppo”.

Negli ultimi anni DigitPA e il Dipartimento sono stati sempre più impegnati per presidiare efficacemente gruppi ad alto livello che hanno preparato e contribuito ad attuare iniziative come il Piano Europeo di eGovernment 2011-2015 e l’Agenda Digitale per l’Europa. Gli stessi enti hanno partecipato alla gestione di importanti programmi europei come il CIP (Competitiveness and Innovation Framework Programme) e ISA (Interoperable Solutions for European Public Administrations), promuovendo anche la partecipazione nazionale ai relativi cofinanziamenti e partecipando direttamente ad un numero crescente di progetti su larga scala appositamente concepiti dalla Commissione europea per realizzare pezzi dell’Agenda digitale. Cito soltanto il progetto STORK (federazione dei sistemi di identità digitale europei), SPOCS (realizzazione della Direttiva Servizi) e PEPPOL (rimozione delle barriere digitali nell’eProcurement pubblico europeo). Chi potrebbe proseguire queste attività se non l’Agenzia appena istituita ?

Ma, incredibilmente, nonostante l’istituzione dell’Agenzia sia strettamente legata all’Agenda digitale europea, tra i suoi compiti non sono previste attività di rilevanza internazionale se non un generico “coordinamento tecnico” necessario ad assicurare l’interoperabilità tra i sistemi informatici nazionali e non meglio precisati “sistemi dell’Unione europea”. Viene il dubbio che chi ha scritto queste righe sia all’oscuro di quanto siano divenute europee (e quanto poco nazionali) le politiche dell’eGovernment, della società dell’informazione e dell’economica digitale.

Organizzazione

L’art. 21 non contiene molti dettagli, rimandando così allo Statuto dell’Agenzia il chiarimento delle finalità e dell’organizzazione del nuovo ente. Posso però osservare che se il decreto venisse convertito in legge nella forma attuale, con tutte le incertezze e i punti oscuri che ho cercato di evidenziare, l’esito di tutta l’operazione finirebbe per dipendere in modo allarmante dalle capacità del direttore generale la cui nomina (gradità novità) dovrà avvenire “previo avviso pubblico”.

Chiusura di enti e periodo transitorio

L’art. 22 è forse il più deciso nell’enunciare principi di economia e di ottimizzazione delle risorse fondati sul riutilizzo del personale ritenuto idoneo alle finalità dell’Agenzia.  DigitPA e l’Agenzia dell’innovazione sono soppresse immediatamente mentre il Dipartimento sarà oggetto in un secondo momento di interventi presumibilmente meno netti. Il decreto muove persone di qua e di là senza apparente considerazione per gli storici disagi del personale di DigitPA, che ha attraversato un “periodo transitorio” lungo due decenni e che non ha conosciuto regole di alcun genere, come si intuisce dalla richiesta di incontro avanzata dalla CGIL al ministro Profumo qualche tempo fa.

Anche qui, una maggiore chiarezza sulla governance, le finalità e l’organizzazione dell’Agenzia è a dire poco veramente opportuna.

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