Tag

Qualche tempo fa il comune ha completamente rinnovato il mercato Trionfale, uno dei più grandi di Roma e quello che in ogni modo frequento da quando sono nato. I miei primi ricordi, che risalgono alla fine degli anni ’50, mi riportano insieme a mia nonna e a Maria nella via La Goletta fiancheggiata dai vecchissimi banchi di legno dei verdurai e dei fruttivendoli, nei profumi acuti di cumuli di bieta e patate, nel freddo e nell’umidità che solo chi si alza alle cinque del mattino sa apprezzare.
Il nuovo mercato è un orrore postmoderno ispirato alle solite architetture neo-assiro-babilonesi alle quali siamo ormai abituati. Oltre a richiedere una valanga di soldi e quattro anni di lavori, questo corpaccione di vetro azzurro ha previsto spazi incongrui dedicati a improbabili uffici ma non alla biblioteca del municipio, ridotta a trasferire i propri volumi in un magazzino per mancanza di locali. Il parcheggio sotterraneo mira essenzialmente ad una speculazione del tutto indipendente dal flusso dei clienti del mercato. I gestori dei banchi si lamentano per i prezzi esosi degli affitti.
Dal mio punto di vista di utente, il peggio è la pianta quadrata del mercato coperto, ispirata forse ad un castrum romano, che rende molto difficile orientarsi. Quando ti trovi al centro, qualsiasi direzione appare equivalente, e non ti resta che quardare in lontananza le uscite cercando di indovinare i punti cardinali dall’aspetto dei palazzi che si intravedono in lontananza.
Nel giro di qualche mese, disperando di distinguere la mia posizione senza un GPS, ho deciso di costruirmi dei percorsi fissi che, ancora con qualche esitazione, riesco oggi a seguire senza grandi problemi. Ma sono passati appunto alcuni mesi, non qualche giorno, e non mi sento particolarmente orgoglioso di questo risultato.
Quasi risolto il problema della sopravvivenza attraverso lo studio delle tecniche di orienteering, ora il portafoglio delle mie competenze comincia a svilupparsi nei settori più direttamente spendibili in un mercato, quali l’economia, l’agricoltura, l’allevamento di animali da cortile e da stalla, ma anche la sociologia e la psicologia, e qualche volta il diritto privato, sia nel campo civile che penale. Settimana dopo settimana sto provando i diversi banchi cercando di riconoscere le loro particolarità, siano esse la gentilezza, la qualità della merce o la truffa aggravata.
Devo dire che c’è ancora molto da lavorare, tanto che forse solo la pensione mi darà tutto il tempo necessario a comprendere se, quando e dove acquistare un cefalo, a chi chiedere a bassa voce di procurarmi la pajata (ancora vietata ex mucca pazza) oppure in quale stagione fare una scorta di radici di rafano all’unico banco che ho finora scoperto, o dove comprare il taglio ideale per un buon brasato.

Annunci