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Dopo innumerevoli tentativi riesco a trovare la signora della Motorizzazione soltanto lunedì 19 ottobre, ma sarebbe stato inutile trovarla prima. Mi dice infatti di avere spedito soltanto il 13 la mia pratica all’altra sede, dove dovrebbe essere arrivata venerdì, e mi dice di rivolgermi ad un certo ragioniere. Mi viene in mente di chiederle al volo fino a quando la ricevuta della domanda di rinnovo che ho presentato ad agosto varrà come autorizzazione a guidare, come mi aveva detto il suo capo. Gettandomi nello sconforto, mi risponde che quella ricevuta non vale come autorizzazione e che io non potrei guidare fino al rilascio della nuova patente. Faccio per replicare ma di colpo cade la comunicazione. Provo a richiamarla ma i telefoni della Motorizzazione, centralino compreso, sono isolati e lo resteranno per alcune ore. Un fatto che mi capitò più volte in quelle settimane.

Non avevo fatto in tempo a chiedere il telefono del ragioniere. Provo quindi con il centralino, ma non risponde nessuno. Mi ricordo allora il lungo messaggio registrato che accoglie gli utenti che telefonano al centralino dell’altra sede. Forse sapendo che il centralino dell’altra sede non funziona mai, una voce gentile elenca una serie interminabile di uffici di entrambe le sedi con il relativo numero: un intero elenco del telefono. Sono fortunato: c’è anche il reparto Incidenti. Alle 12 telefono subito al ragioniere ma mi dicono che è fuori stanza, devo richiamare dopo dieci minuti. Alle 12.15 non risponde nessuno. Alle 12.20 neanche. Controllo l’orario sul sito: il reparto Incidenti è aperto dalle 8.45 alle 12.30 esclusivamente il lunedì, mercoledì e venerdì. Oggi è lunedì. Mercoledì ho un impegno di lavoro. Qualcosa mi dice che non potrò parlare con questo ragioniere prima di venerdì 23 ottobre.

E infatti ci riesco a parlare il 23 mattina, verso le 11. Il ragioniere sembra sorpreso della mia telefonata, ostenta distacco. Mi spiega che proprio il giorno prima mi hanno spedito una raccomandata che contesta la mia richiesta di rinnovo chiedendo se vi sono motivi che possano permettere all’amministrazione di rinnovare la patente nonostante sia scaduta da quattro anni. Cita ad esempio un lungo soggiorno all’estero. Dopo che riceveranno la ricevuta della raccomandata potrò eventualmente richiamare e fissare un appuntamento per consegnare documentazione aggiuntiva. Gli spiego che la sua collega dell’altra sede mi aveva prospettato un incontro con lui, giusto per completare la domanda che avevo già preparato con tanto di allegati. Dice di non avere ricevuto nessuna dichiarazione. Gli chiedo di controllare meglio. Finalmente la trova. Gli chiedo allora se possiamo vederci prima, visto che ho già parte della documentazione, ma lui è inflessibile: devo telefonare solo dopo l’arrivo della raccomandata.

Puntuale, sabato 24 mi arriva la raccomandata, un capolavoro di autoreferenzialità amministrativa che meriterebbe uno studio a sé. In breve, venerdì 30 mi dirigo coraggiosamente verso gli uffici della Motorizzazione. Impiego circa un’ora nel normale traffico del Raccordo anulare. Gli edifici sono molto simili all’altra sede: moderni negli anni ’70, oggi appaiono abbandonati ad un inesorabile degrado. Nel parcheggio non ci sono segnalazioni: le macchine percorrono caoticamente i vialetti in tutti i sensi e sono spesso costrette a fare marcia indietro per evitare altre macchine. Una bella metafora di certi procedimenti amministrativi. Le due sedi sono situate in luoghi scomodi che da soli giustificano il massiccio ricorso alle agenzie di pratiche auto, che intercettano la quasi totalità della domanda di servizi pubblici dei cittadini in questo campo. Ma la scomodità può essere un problema per un popolo “motorizzato” ?

Il ragioniere sta parlando con un amico al telefonino, in una grande stanza ariosa al primo piano inondata dalla musica di una radio. Lo interrompo per salutare, mi risponde ed esce dalla stanza per terminare la telefonata. Quando torna mi chiede il nome e cerca la cartellina corrispondente sulla sua scrivania. Gli porgo la dichiarazione che ho riscritto per l’occasione aggiungendo qualche altra multa e gli chiedo se va bene. Lui risponde, quasi offeso, che non la vuole neanche leggere: la esaminerà con calma dopo. Gli spiego il mio punto di vista e discutiamo brevemente della validità della mia tesi (peraltro quella che mi avevano suggerito i suoi colleghi). Aggiungo sorridendo che ad agosto avrei volentieri rifatto gli esami se solo non mi fosse stato consigliato di tentare questa strada. Con mia sorpresa, mi informa che finora non ha mai accolto richieste come la mia, anche corredate da motivazioni apparentemente più solide.

La sensazione di rivivere il film “Il processo” di Orson Welles, tratto dal racconto di Kafka, diventa irresistibile. Mi cita ad esempio il caso di chi si è trasferito all’estero, prende una patente in quel paese e perciò non ha interesse a rinnovare quella italiana entro i tre anni. Prosegue affermando che per lui accettare o meno la mia domanda non fa alcuna differenza, e che anzi rifiutarla gli costerebbe meno lavoro. Però dice di fidarsi di quello che gli dico, e ha solo bisogno di esaminare meglio il mio caso perché, afferma, è la prima volta che qualcuno basa una dichiarazione del genere sull’art. 126 (contravvenzioni per le quali è obbligatorio comunicare chi si trovava alla guida al momento della contestazione). Gli ripeto che sono l’unico a guidare in famiglia e che quindi avrei avuto pochi motivi per pagare bollo, assicurazione e revisioni per quattro anni se non avessi continuato a guidare. Lui risponde che c’è un fiorente mercato di punti patente, e che avrei potuto fare guidare qualche parente dichiarando poi di essere io alla guida per scaricare i punti sulla mia patente scaduta. Non ho voglia di ribattere ad una ipotesi così folle. Per chiudere il discorso gli chiedo se può fare previsioni su quanto tempo ci vorrà. Mi chiede di richiamare dopo una settimana.

Rientro in ufficio seguendo il Raccordo anulare sempre in senso antiorario. La sera scopro di avere percorso 75 chilometri per depositare nelle mani di un funzionario una dichiarazione che aveva già sulla sua scrivania.

Mercoledì 4 e venerdì 6 tento inutilmente di contattare il ragioniere: il telefono è sempre libero o sempre occupato. Ne riparliamo mercoledì 11, e sono ormai tre mesi.

Finalmente l’11 novembre vedo la luce. Prima parlo con il ragioniere che, cadendo dalle nuvole, mi comunica che gli risulta che la mia nuova patente sia stata già stampata e poi, ostendando stupore, mi rimanda ai suoi colleghi di via Salaria. Incredulo, insisto, chiedo: mi conferma che ha annullato “il provvedimento” (di revisione della patente, quello contro cui ho presentato la mia “memoria”). Poi, dopo ben cinque telefonate a cinque diversi numeri, riesco finalmente a parlare con qualcuno dell’ufficio patenti o duplicati, non l’ho mai capito, forse proprio con la stessa signora che avevo conosciuto alla fine dell’estate, e ricevo la fatidica conferma: “La sua patente è pronta, può ritirarla domattina allo sportello 2″. Incredibile!

Giovedì 12 novembre vado per la quarta volta alla Motorizzazione e ritiro la mia nuova patente.

La patente scaduta – Ma perché succede tutto questo ?

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