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Ieri sera su TED ho visto Loretta Napoleoni parlare dell’economia del terrorismo. Partendo da una intervista alle Brigate Rosse negli anni ’90, questa economista ha iniziato a studiare gli aspetti finanziari dei gruppi armati, meno evidenti ma altrettanto determinanti di quelli politici, nella loro nascita come nel loro sviluppo.

Quello che stupisce non è tanto l’entità di denaro che si muove attorno a questi gruppi, che comprendono naturalmente realtà molto grandi, complesse e politicamente assai rilevanti, ma anche la loro influenza diretta e indiretta sulla finanza di cui leggiamo tutti i giorni sui giornali. Ad esempio, dopo l’11 settembre la decisione degli USA di monitorare più da vicino gli spostamenti di dollari a scopi di antiterrorismo ha comportato lo spostamento di molti fondi legati al terrorismo verso l’area euro, contribuendo al suo rafforzamento.

In un certo senso, in Italia dovremmo saperla lunga al proposito, non tanto a causa del terrorismo ma per via di  Mafia & C. che fa parte a pieno titolo della “Economia canaglia”, titolo di un suo libro (in inglese “Rogue Economics”, che però si riferisce alla scienza piuttosto che al fenomeno). Ad esempio, la Guardia di Finanza ritiene che il lavaggio di denaro sporco in Italia è cresciuto del 70% tra il 2001 e il 2004: una progressione che ricorda i fenomeni economici legati ad Internet. E forse non è un caso.

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