Il terrore della pagina bianca evidentemente è in agguato anche quando si scrive un blog. Accresciuto forse dalla difficoltà di differenziarsi nel mare di diari di ogni genere, che rischiano di annullare l’originalità del tuo, non riesci a scrivere più nulla. E in più c’è il problema, che non ho ancora affrontato come merita, se firmare con il proprio nome o restare anonimo. Entrambe le alternative sono attraenti.

Se resto anonimo, è evidente, potrò scrivere quello che mi pare (o quasi) e non dovrò essere fedele a niente e a nessuno. Potrò parlare male del mio datore di lavoro e dei miei concittadini, ridicolizzare un condomino antipatico, denunciare ogni genere di sopruso e di ingiustizia senza temere conseguenze. Almeno finché non verrà approvata qualche insulsa proposta di legge che renda più difficile l’anonimato sul web.

Se mi firmo, i miei migliori post non andranno sprecati, e le mie fatiche mi aiuteranno ad entrare in contatto con persone che la pensano come me. Chi mi conosce potrà sapere qualcosa di più, magari qualcosa di meglio, su di me. Nelle cache del web resterà una traccia di me in saecula saeculorum.

Ma le alternative forse non sono così drastiche. L’anonimato può essere solo una protezione, nessuno mi impedirà di dichiarare la mia identità a chi mi pare, come un passante resta anonimo finché vuole lui, ma acquista un nome quando e con chi vuole.

Devo ancora pensarci…

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